giovedì 20 novembre 2008

Sfida Coldiretti, Confcommercio: Piano da "furbetti" alla Bonomi

Roma, 19 nov (Velino) - Non si è placata la bufera generata dall’iniziativa della Coldiretti di portare sugli scaffali dei supermercati i propri prodotti agricoli sotto il marchio tutto italiano e tutto Coldiretti di Campagna Amica. E anche le manifestazioni degli agricoltori di Roma e di Bologna diventano motivo di scontro interno tra le varie associazioni di rappresentanza del settore primario con una chiara presa di posizione della Coldiretti che “condanna” quelli che secondo la Cia sono invece “veri e propri atti di democrazia”. “È un paradosso che un’associazione sindacale dica a un’altra associazione sindacale di non scendere in piazza”, spiegano dalla confederazione agricola. E nel frattempo dalla Coldiretti viene lanciato il grido di battaglia: “Il tempo è maturo per iniziare a costruire la filiera agroalimentare dei produttori italiani”, afferma il presidente Sergio Marini secondo il quale “i prodotti agroalimentari italiani a firma Campagna Amica saranno sugli scaffali entro i primi mesi del 2009”. Un percorso lungo di cui i farmers' market rappresentano solo il primo passo e il concetto dei mercatini degli agricoltori si allontana sempre di più da quello iniziale della vendita diretta – come previsto dal decreto De Castro – per avvicinarsi a quello di una vera e propria rete commerciale. E il polverone si alza ancora coinvolgendo altri attori della filiera agroalimentare. “Ritengo che un’azione di questo tipo, se non avesse la legalità di cui oggi Coldiretti si arroga, si potrebbe definire quasi truffaldina”, spiega al VELINO Dino Abbascià, presidente della Fida-Confcommercio, l’associazione di categoria maggiormente rappresentativa in Italia dei negozi al dettaglio di generi alimentari.

Non si è placata la bufera generata dall’iniziativa della Coldiretti di portare sugli scaffali dei supermercati i propri prodotti agricoli sotto il marchio tutto italiano e tutto Coldiretti di Campagna Amica. E anche le manifestazioni degli agricoltori di Roma e di Bologna diventano motivo di scontro interno tra le varie associazioni di rappresentanza del settore primario con una chiara presa di posizione della Coldiretti che “condanna” quelli che secondo la Cia sono invece “veri e propri atti di democrazia”. “È un paradosso che un’associazione sindacale dica a un’altra associazione sindacale di non scendere in piazza”, spiegano dalla confederazione agricola. E nel frattempo dalla Coldiretti viene lanciato il grido di battaglia: “Il tempo è maturo per iniziare a costruire la filiera agroalimentare dei produttori italiani”, afferma il presidente Sergio Marini secondo il quale “i prodotti agroalimentari italiani a firma Campagna Amica saranno sugli scaffali entro i primi mesi del 2009”. Un percorso lungo di cui i farmers' market rappresentano solo il primo passo e il concetto dei mercatini degli agricoltori si allontana sempre di più da quello iniziale della vendita diretta – come previsto dal decreto De Castro – per avvicinarsi a quello di una vera e propria rete commerciale. E il polverone si alza ancora coinvolgendo altri attori della filiera agroalimentare. “Ritengo che un’azione di questo tipo, se non avesse la legalità di cui oggi Coldiretti si arroga, si potrebbe definire quasi truffaldina”, spiega al VELINO Dino Abbascià, presidente della Fida-Confcommercio, l’associazione di categoria maggiormente rappresentativa in Italia dei negozi al dettaglio di generi alimentari.

Secondo Abbascià quella di portare i prodotti “Campagna Amica” nei supermercati “diventerà un’altra formula di distribuzione e quindi con i relativi costi obbligati. Ognuno faccia il suo mestiere. Quando si vuole fare un mestiere diverso da quello originario spesso, oggi o domani, si rivela un fallimento”. E per quanto riguarda i consumatori? “Poveri pantaloni”, tuona Abbascià. “Continueranno a pagare dei prezzi che saranno quelli di mercato. E non sarà certo Coldiretti a favorire i consumi”. Abbascià non usa mezzi termini: “Il presidente di Coldiretti Sergio Marini faccia meno demagogia e sia più serio”, tuona ancora. “Questa mattina si apprende dai giornali che hanno chiuso altre quattromila aziende al dettaglio. I prezzi vengono stabiliti dal mercato e tutti si trovano in difficoltà. A meno che qualcuno non goda di privilegi”.

Secondo Abbascià infatti quella di Coldiretti e dei farmers’ market è vera e propria concorrenza sleale. “Nelle bancarelle della Coldiretti – incalza – troviamo merce di qualità non eccelsa a prezzo di poco inferiore, seppure, a quelli della grande distribuzione. Se la vendita è diretta come si vuole far credere vuol dire che qualcuno si mette in tasca molti soldi”. Senza contare gli oneri a cui i negozi devono far fronte per poter restare sul mercato. “I farmers’ market non pagano affitto, non rilasciano scontrino fiscale e non si attengono alle norme igienico-sanitarie con il risparmio sui costi che ne consegue. E usufruiscono, grazie alle entrature politiche della Coldiretti, dei migliori spazi di vendita come le grandi piazze metropolitane”, dove un negozio paga affitti da capogiro. “La Coldiretti dovrebbe, come organizzazione sindacale, fare un mea culpa – prosegue ancora Abbascià – e rendersi conto che la produzione non è adeguata alle esigenze di mercato. Il loro progetto non va nella direzione di migliorare la competitività del mercato, ma è retto da filoni economico-politici. Sono finiti i tempi dei ‘furbetti’ come quando a capo della Coldiretti c’era Bonomi”, conclude Abbascià.

Secondo Abbascià quella di portare i prodotti “Campagna Amica” nei supermercati “diventerà un’altra formula di distribuzione e quindi con i relativi costi obbligati. Ognuno faccia il suo mestiere. Quando si vuole fare un mestiere diverso da quello originario spesso, oggi o domani, si rivela un fallimento”. E per quanto riguarda i consumatori? “Poveri pantaloni”, tuona Abbascià. “Continueranno a pagare dei prezzi che saranno quelli di mercato. E non sarà certo Coldiretti a favorire i consumi”. Abbascià non usa mezzi termini: “Il presidente di Coldiretti Sergio Marini faccia meno demagogia e sia più serio”, tuona ancora. “Questa mattina si apprende dai giornali che hanno chiuso altre quattromila aziende al dettaglio. I prezzi vengono stabiliti dal mercato e tutti si trovano in difficoltà. A meno che qualcuno non goda di privilegi”.

Secondo Abbascià infatti quella di Coldiretti e dei farmers’ market è vera e propria concorrenza sleale. “Nelle bancarelle della Coldiretti – incalza – troviamo merce di qualità non eccelsa a prezzo di poco inferiore, seppure, a quelli della grande distribuzione. Se la vendita è diretta come si vuole far credere vuol dire che qualcuno si mette in tasca molti soldi”. Senza contare gli oneri a cui i negozi devono far fronte per poter restare sul mercato. “I farmers’ market non pagano affitto, non rilasciano scontrino fiscale e non si attengono alle norme igienico-sanitarie con il risparmio sui costi che ne consegue. E usufruiscono, grazie alle entrature politiche della Coldiretti, dei migliori spazi di vendita come le grandi piazze metropolitane”, dove un negozio paga affitti da capogiro. “La Coldiretti dovrebbe, come organizzazione sindacale, fare un mea culpa – prosegue ancora Abbascià – e rendersi conto che la produzione non è adeguata alle esigenze di mercato. Il loro progetto non va nella direzione di migliorare la competitività del mercato, ma è retto da filoni economico-politici. Sono finiti i tempi dei ‘furbetti’ come quando a capo della Coldiretti c’era Bonomi”, conclude Abbascià.

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