martedì 25 novembre 2008

I consumi alimentari degli italiani. Le ripercussioni della crisi finanziaria sulle nostre tavole

La Coldiretti-Swg ha di recente condotto un’indagine, “La crisi dalla borsa alla tavola”, per analizzare le ripercussioni della crisi finanziaria sulle nostre tavole.

Presentata di recente ad un forum tenutosi a Cernobbio, l’indagine rivela che la crisi finanziaria spaventa molto gli italiani, scossi anche dai recenti scaldali alimentari (es. la contaminazione del latte cinese, i formaggi contraffatti, ecc.). Due sono le tendenze che si stanno progressivamente delineando:
1. ricerca di prodotti a prezzi contenuti
2. ricerca di maggiori garanzie alimentari.

# Due bisogni forti che si stanno traducendo nella modifica, talvolta sostanziale, dei consumi alimentari ed un atteggiamento più critico verso la provenienza dei prodotti acquistati. Del resto la spesa alimentare costituisce un’importante voce di spesa per gli italiani, seconda solo all’abitazione. Assorbe il 19% della spesa mensile totale delle famiglie (circa 466 euro mensili) ed è così composta: carne: 107 euro
# frutta e ortaggi: 84 euro
# pane e pasta: 79 euro
# latte, uova e formaggi: 62 euro
# pesce: 42 euro
# zucchero, dolci e caffè: 32 euro
# bevande: 42 euro
# oli e grassi: 18 euro

Le variazioni nella spesa alimentare, nel I semestre 2008, secondo le rilevazioni Ismea AC Nielsen, hanno riguardato sia le quantità che le tipologie di prodotti acquistati:
# cresce molto il consumo di carne di pollo (+6,6%)
# tornano a crescere, ma ritmi contenuti, la pasta (+1,4%) e il latte e derivati (+1,4%)
# calano i consumi di pane (-2,5%), carne bovina (-3,0%) frutta (-2,6%)
# in leve diminuzione è anche il consumo degli ortaggi (-0,8%).

Dal punto di vista dei canali, le vendite:
# calano nei negozi al dettaglio specializzati
# restano sostanzialmente stabili negli ipermercati
# crescono di misura negli hard discount, mercati rionali e bancarelle
#

aumentano molto presso i produttori, un successo dovuto alla percezione diffusa (ne è convinto il 48% degli italiani) che i passaggi commerciali intermedi siano i principali responsabili della lievitazione dei prezzi.

Per difendersi dai rischi alimentari e dal caro prezzi il 64% degli italiani opta per cibi locali e di stagione, che presentano maggiori garanzie di freschezza e genuinità, prodotti che permettono anche alla Gdo di ottimizzare il rapporto prezzo/qualità e contenere i costi energetici ed ambientali. Non è un caso, ad esempio, che Val Mart e Whole Foods negli Usa stiano promuovendo la vendita di questa tipologia di prodotti nei propri punti vendita.
In Italia la maggiore attenzione verso la qualità dei prodotti sta determinando l’incremento di acquisti regolari di prodotti a denominazione di origine e cibi biologici.
Nel I semestre 2008 sono cresciuti, in controtendenza rispetto al comparto alimentare, i consumi di prodotti biologici (+6%), trainati dai prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati (+18,4%), prodotti per l'infanzia (+17,6%) e lattiero-caseari (+5,7%).
In aumento sono sia le vendite presso i punti vendita tradizionali che presso il produttore. Nel 2008 le aziende agricole e agriturismi bio con vendita diretta nel 2008 sono salite del 18% (+92% tra 2003 e 2008).
L’Italia vanta la leadership europea nel biologico (nel nostro Paese sono localizzate circa 1/3 delle imprese biologiche europee) e nei prodotti tipici (sono 173 i prodotti a denominazione o indicazione di origine protetta riconosciuti dall'UE) ed occupa un’ottima posizione anche in campo enologico (316 vini Doc, 35 Docg e 136 Igt).

giovedì 20 novembre 2008

Sfida Coldiretti, Confcommercio: Piano da "furbetti" alla Bonomi

Roma, 19 nov (Velino) - Non si è placata la bufera generata dall’iniziativa della Coldiretti di portare sugli scaffali dei supermercati i propri prodotti agricoli sotto il marchio tutto italiano e tutto Coldiretti di Campagna Amica. E anche le manifestazioni degli agricoltori di Roma e di Bologna diventano motivo di scontro interno tra le varie associazioni di rappresentanza del settore primario con una chiara presa di posizione della Coldiretti che “condanna” quelli che secondo la Cia sono invece “veri e propri atti di democrazia”. “È un paradosso che un’associazione sindacale dica a un’altra associazione sindacale di non scendere in piazza”, spiegano dalla confederazione agricola. E nel frattempo dalla Coldiretti viene lanciato il grido di battaglia: “Il tempo è maturo per iniziare a costruire la filiera agroalimentare dei produttori italiani”, afferma il presidente Sergio Marini secondo il quale “i prodotti agroalimentari italiani a firma Campagna Amica saranno sugli scaffali entro i primi mesi del 2009”. Un percorso lungo di cui i farmers' market rappresentano solo il primo passo e il concetto dei mercatini degli agricoltori si allontana sempre di più da quello iniziale della vendita diretta – come previsto dal decreto De Castro – per avvicinarsi a quello di una vera e propria rete commerciale. E il polverone si alza ancora coinvolgendo altri attori della filiera agroalimentare. “Ritengo che un’azione di questo tipo, se non avesse la legalità di cui oggi Coldiretti si arroga, si potrebbe definire quasi truffaldina”, spiega al VELINO Dino Abbascià, presidente della Fida-Confcommercio, l’associazione di categoria maggiormente rappresentativa in Italia dei negozi al dettaglio di generi alimentari.

Non si è placata la bufera generata dall’iniziativa della Coldiretti di portare sugli scaffali dei supermercati i propri prodotti agricoli sotto il marchio tutto italiano e tutto Coldiretti di Campagna Amica. E anche le manifestazioni degli agricoltori di Roma e di Bologna diventano motivo di scontro interno tra le varie associazioni di rappresentanza del settore primario con una chiara presa di posizione della Coldiretti che “condanna” quelli che secondo la Cia sono invece “veri e propri atti di democrazia”. “È un paradosso che un’associazione sindacale dica a un’altra associazione sindacale di non scendere in piazza”, spiegano dalla confederazione agricola. E nel frattempo dalla Coldiretti viene lanciato il grido di battaglia: “Il tempo è maturo per iniziare a costruire la filiera agroalimentare dei produttori italiani”, afferma il presidente Sergio Marini secondo il quale “i prodotti agroalimentari italiani a firma Campagna Amica saranno sugli scaffali entro i primi mesi del 2009”. Un percorso lungo di cui i farmers' market rappresentano solo il primo passo e il concetto dei mercatini degli agricoltori si allontana sempre di più da quello iniziale della vendita diretta – come previsto dal decreto De Castro – per avvicinarsi a quello di una vera e propria rete commerciale. E il polverone si alza ancora coinvolgendo altri attori della filiera agroalimentare. “Ritengo che un’azione di questo tipo, se non avesse la legalità di cui oggi Coldiretti si arroga, si potrebbe definire quasi truffaldina”, spiega al VELINO Dino Abbascià, presidente della Fida-Confcommercio, l’associazione di categoria maggiormente rappresentativa in Italia dei negozi al dettaglio di generi alimentari.

Secondo Abbascià quella di portare i prodotti “Campagna Amica” nei supermercati “diventerà un’altra formula di distribuzione e quindi con i relativi costi obbligati. Ognuno faccia il suo mestiere. Quando si vuole fare un mestiere diverso da quello originario spesso, oggi o domani, si rivela un fallimento”. E per quanto riguarda i consumatori? “Poveri pantaloni”, tuona Abbascià. “Continueranno a pagare dei prezzi che saranno quelli di mercato. E non sarà certo Coldiretti a favorire i consumi”. Abbascià non usa mezzi termini: “Il presidente di Coldiretti Sergio Marini faccia meno demagogia e sia più serio”, tuona ancora. “Questa mattina si apprende dai giornali che hanno chiuso altre quattromila aziende al dettaglio. I prezzi vengono stabiliti dal mercato e tutti si trovano in difficoltà. A meno che qualcuno non goda di privilegi”.

Secondo Abbascià infatti quella di Coldiretti e dei farmers’ market è vera e propria concorrenza sleale. “Nelle bancarelle della Coldiretti – incalza – troviamo merce di qualità non eccelsa a prezzo di poco inferiore, seppure, a quelli della grande distribuzione. Se la vendita è diretta come si vuole far credere vuol dire che qualcuno si mette in tasca molti soldi”. Senza contare gli oneri a cui i negozi devono far fronte per poter restare sul mercato. “I farmers’ market non pagano affitto, non rilasciano scontrino fiscale e non si attengono alle norme igienico-sanitarie con il risparmio sui costi che ne consegue. E usufruiscono, grazie alle entrature politiche della Coldiretti, dei migliori spazi di vendita come le grandi piazze metropolitane”, dove un negozio paga affitti da capogiro. “La Coldiretti dovrebbe, come organizzazione sindacale, fare un mea culpa – prosegue ancora Abbascià – e rendersi conto che la produzione non è adeguata alle esigenze di mercato. Il loro progetto non va nella direzione di migliorare la competitività del mercato, ma è retto da filoni economico-politici. Sono finiti i tempi dei ‘furbetti’ come quando a capo della Coldiretti c’era Bonomi”, conclude Abbascià.

Secondo Abbascià quella di portare i prodotti “Campagna Amica” nei supermercati “diventerà un’altra formula di distribuzione e quindi con i relativi costi obbligati. Ognuno faccia il suo mestiere. Quando si vuole fare un mestiere diverso da quello originario spesso, oggi o domani, si rivela un fallimento”. E per quanto riguarda i consumatori? “Poveri pantaloni”, tuona Abbascià. “Continueranno a pagare dei prezzi che saranno quelli di mercato. E non sarà certo Coldiretti a favorire i consumi”. Abbascià non usa mezzi termini: “Il presidente di Coldiretti Sergio Marini faccia meno demagogia e sia più serio”, tuona ancora. “Questa mattina si apprende dai giornali che hanno chiuso altre quattromila aziende al dettaglio. I prezzi vengono stabiliti dal mercato e tutti si trovano in difficoltà. A meno che qualcuno non goda di privilegi”.

Secondo Abbascià infatti quella di Coldiretti e dei farmers’ market è vera e propria concorrenza sleale. “Nelle bancarelle della Coldiretti – incalza – troviamo merce di qualità non eccelsa a prezzo di poco inferiore, seppure, a quelli della grande distribuzione. Se la vendita è diretta come si vuole far credere vuol dire che qualcuno si mette in tasca molti soldi”. Senza contare gli oneri a cui i negozi devono far fronte per poter restare sul mercato. “I farmers’ market non pagano affitto, non rilasciano scontrino fiscale e non si attengono alle norme igienico-sanitarie con il risparmio sui costi che ne consegue. E usufruiscono, grazie alle entrature politiche della Coldiretti, dei migliori spazi di vendita come le grandi piazze metropolitane”, dove un negozio paga affitti da capogiro. “La Coldiretti dovrebbe, come organizzazione sindacale, fare un mea culpa – prosegue ancora Abbascià – e rendersi conto che la produzione non è adeguata alle esigenze di mercato. Il loro progetto non va nella direzione di migliorare la competitività del mercato, ma è retto da filoni economico-politici. Sono finiti i tempi dei ‘furbetti’ come quando a capo della Coldiretti c’era Bonomi”, conclude Abbascià.

domenica 16 novembre 2008

CRISI ECONOMIA: CODACONS, 10 MISURE PER AIUTARE FAMIGLIE

CRISI ECONOMIA: CODACONS, 10 MISURE PER AIUTARE FAMIGLIE

(AGI) - Roma, 16 nov. - Contro la crisi economica che sta minando i bilanci della famiglie italiane, il Codacons rivolge un appello al governo italiano, affinche’ metta in campo delle semplici misure in grado di far risparmiare, se attuate, circa 1.000 euro annui a famiglia.

Ecco l’elenco delle misure da prendere: - Rafforzare Mr Prezzi e creare un Dipartimento ad hoc dedicato ai consumatori, che abbia la possibilita’ di elevare sanzioni contro le speculazioni e che studi misure concrete contro il caro-vita.

- Liberalizzare i saldi tutto l’anno, dando ai commercianti la possibilita’ di scegliere quando scontare la proprio merce.

- Triplo prezzo sui prodotti dell’ortofrutta (origine, ingrosso e dettaglio) cosi’ da limitare i ricarichi dal campo alla tavola.

- Rafforzare le autorita’ esistenti (Antitrust, Agcom, ecc.).

- Definire il ‘prezzo anomalo’, ossia l’aumento che viene considerato fuorilegge e, come tale, perseguibile.

- Consentire immediatamente la vendita di carburanti presso la grande distribuzione.

- Effettuare controlli a tappeto negli esercizi commerciali e verificare costantemente i ricarichi dei prezzi dall’origine al dettaglio.

- Affiggere ‘benzacartelloni’ in tutti i quartieri delle citta’, indicanti i distributori di benzina di zona e i prezzi praticati, cosi’ da rafforzare la concorrenza tra gestori.

- Taglio delle accise sui carburanti pari ad almeno 8 centesimi di euro al litro.

- Creazione in ogni comune italiano di mercati settimanali di vendita diretta produttore-consumatore.

“Queste semplici misure - spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi - avrebbero effetti immediati sull’economia nazionale, stimolando i consumi, innescando la concorrenza e determinando risparmi immediati per i consumatori, pari a 1.000 euro annui a famiglia”. (AGI)










DIECI REGOLE X RISPARMIARE 1000 EURO ALLL'ANNO




Contro la crisi economica che sta minando i bilanci della famiglie italiane, il Codacons presenta un decalogo al governo italiano. «Queste semplici misure - spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi - avrebbero effetti immediati sull'economia nazionale, innescando la concorrenza e determinando risparmi immediati per i consumatori».



Si parte dal rafforzare Mr Prezzi e creare un Dipartimento che possa sanzionare le speculazioni. Suggeriscono anche la liberalizzazione dei saldi tutto l'anno e l'imposizione del triplo prezzo sui prodotti dell'ortofrutta (origine, ingrosso e dettaglio) così da limitare i ricarichi dal campo alla tavola.
Il Codacons propone poi di rafforzare le autorità esistenti di controllo (Antitrust, Agcom, ecc.) e di definire quando un prezzo si deve considerare «anomalo» e quindi fuorilegge.
In materia di carburante propongono di consentirne immediatamente la vendita presso la grande distribuzione, di affiggere «benzacartelloni» in tutti i quartieri delle città, indicanti i distributori di zona e i prezzi praticati per rafforzare la concorrenza tra gestori e soprattutto tagliare le accise pari ad almeno 8 centesimi di euro al litro.
Infine effettuare controlli a tappeto negli esercizi commerciali, verificare costantemente i ricarichi dei prezzi dall'origine al dettaglio e creare, in ogni comune italiano, di mercati settimanali di vendita diretta dal produttore al consumatore.

sabato 15 novembre 2008

Ortofrutta, la corsa dei prezzi al consumo

Ortofrutta, la corsa dei prezzi al consumo
Isabella Napoli
La denuncia dei produttori:
"Noi abbiamo ribassato, ma c´è chi specula"
La Cia: "La Regione imponga il doppio cartellino ai negozianti"

Costi in aumento e prezzi in caduta ma solo ai mercati ortofrutticoli. E mentre il governo nazionale taglia i contributi previdenziali ai circa 130 mila braccianti siciliani, i prezzi al consumo di frutta, verdura, olio e vino sono in ascesa. È l´allarme lanciato dalla Cia siciliana che a partire da stamattina annuncia alcune giornate di mobilitazione: oggi un sit-in davanti alla Prefettura di Agrigento e altre manifestazioni, sparse in tutte le province dell´Isola. Un confronto tra i prezzi ai quali i produttori vendono ai mercati generali, a distanza di un anno, rivela una diminuzione del 18,1 per cento, per il ciliegino, del 39 per cento per i pomodori, del 40,6 per cento per le zucchine. Un ribasso alla fonte che però non si avverte nei banchi di frutta e verdura dei supermercati, dei mercati storici, dei fruttivendoli. Insomma, lungo la filiera il costo del prodotto che all´origine diminuisce, torna crescere. Tra i prezzi più alti, l´uva che può costare fino a 1,79 euro al chilo mentre al mercato il borsino è sceso da un euro a 70 centesimi. E il pomodoro ciliegino, un euro e 50 centesimi alla produzione arriva a costare al consumatore finale fino a 3 euro.

giovedì 13 novembre 2008

Ue abroga norme ortofrutta. Basta con le “forma perfette”




Ue abroga norme ortofrutta. Basta con le “forma perfette”.
Roma, 13 nov (Velino) - È deciso, la frutta che arriva sulle tavole non dovrà più essere necessariamente splendente e con curve perfette. Gli Stati membri dell'Unione europea hanno votato - Italia esclusa - le proposte della commissione che abrogano le norme specifiche di commercializzazione di ventisei tipi di frutta e ortaggi. Il provvedimento rientra nell'ambito delle iniziative attraverso cui Bruxelles cerca di razionalizzare e semplificare la normativa comunitaria. Mariann Fischer Boel, commissaria all'Agricoltura e allo sviluppo rurale, ha affermato: “È un'iniziativa esemplare per eliminare adempimenti burocratici inutili. Non abbiamo certo bisogno di legiferare su questo tipo di questioni a livello europeo: è molto meglio lasciare quest'incombenza agli operatori del mercato. E nella congiuntura attuale, caratterizzata da prezzi elevati dei prodotti alimentari e da difficoltà economiche generalizzate, è opportuno permettere ai consumatori di scegliere fra la più vasta gamma possibile di prodotti. È assurdo buttar via prodotti perfettamente commestibili semplicemente perché non hanno una forma perfetta”.

Fortemente critica sul provvedimento la Confagricoltura. “In pratica - spiega l’organizzazione degli imprenditori agricoli - si è rinunciato a regole che, attraverso la definizione del calibro, del peso, del numero dei frutti, della uniformità, hanno contribuito a fare giungere sulle tavole dei consumatori prodotti apprezzabili dal punto di vista estetico ed organolettico di cui è certa l’origine e con un prezzo determinato in funzione delle varie categorie di qualità. Una tutela importante per i consumatori europei”. L’organizzazione aggiunge che “l’attuale quadro regolamentare della Comunità è sempre stato apprezzato e utilizzato da tutti gli attori della filiera; e ha assicurato, dal produttore al consumatore, la trasparenza e la sicurezza giuridica nelle transazioni, fornendo parametri omogenei e oggettivi che hanno permesso di caratterizzare ed identificare il prodotto che viene commercializzato”. Secondo il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, “con la nuova regolamentazione comunitaria si è abbassata la guardia sulla qualità dei prodotti ortofrutticoli, rischiando di esporre il mercato ad importazioni incontrollate dai Paesi terzi di prodotti con caratteristiche non eccelse”.

mercoledì 12 novembre 2008

Dal produttore al consumatore.

Dal produttore al consumatore. Contro il caro prezzi arriva il mercato del contadino a Niscemi
01 novembre 2008
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Niscemi la domenica avrà il suo mercato contadino, nel quale produttori agricoli e artigiani avranno la possibilità di vendere direttamente in piazza i propri prodotti. Il progetto, voluto dal sindaco Giovanni Di Martino e dall'assessore all'Agricoltura e allo sviluppo economico Salvatore Amato, è stato finanziato con i fondi dell'assessorato regionale all'Agricoltura. Il mercato contadino di Niscemi si aggiunge a quelli di Caltanissetta e Vallelunga. "Alla fiera - ha detto Amato - potranno partecipare solamente quelle aziende accreditate presso l'assessorato regionale all'agricoltura, previo controllo sulla qualità del prodotto. In questo modo si applica la filiera corta, che abbassa il prezzo di vendita finale del prodotto e contemporaneamente viene garantita la qualità". Soddisfatto anche il sindaco. "E' un importante strumento di valorizzazione del nostro territorio - ha detto Di Martino - perché tutte le città limitrofe potranno trovare a Niscemi un punto di riferimento per la produzione di qualità e conoscere le bellezze artistiche e enogastronomiche della nostra città".

la crisi agricola

La Cia-Confederazione Italiana Agricoltori svolger� dal 10 al 20 novembre prossimi in tutta Italia una mobilitazione il cui momento �clou� sar� venerd� 14 quando si terranno manifestazioni in contemporanea in cento province italiane. La Cia chiede modifiche alla legge finanziaria ed interventi di carattere straordinario per sostenere le imprese agricole che vivono un momento di grande difficolt�. Meno oneri contributivi e costi di produzione. Un pi� facile accesso al credito e misure per i giovani.

martedì 4 novembre 2008